Gita a Certado e San Gimignano 2A 2B 2C 2D Secondaria

Il giorno 4 maggio 2016 le classi seconde della Scuola Media Manara accompagnati dagli insegnanti: Carbone, Massera, Melli, Pizzo, Savastano. Schena, Terroni e Varini, sono andate in gita a Certaldo e a San Gimignano. Dopo aver letto, durante l’anno, il Decameron, di Giovanni Boccaccio, è stato bello per i ragazzi trovarsi a Certaldo, il paese, che ha dato i natali a Boccaccio.

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Nel cuore della Valdelsa, in uno dei paesaggi più scenografici della Toscana per la dolcezza delle colline orlate di cipressi, castelli e torri, si erge Certaldo esempio raro di borgo medievale ancora intatto, caratteristicamente elevato sulla sommità di un colle. Il nome deriva dal latino “cerrus altus” che significa “altura ricoperta di cerri”. Il borgo storico detto anche “Il Castello”, è raccolto entro le mura, ancora in buona parte conservate, su cui si aprono le antiche porte di accesso al borgo: Porta Alberti, Porta al Sole e Porta al Rivellino. Divenuto un paese di grandi mercanti, a Certaldo visse la famiglia di Giovanni Boccaccio e a metà della omonima Via, si trova la Casa originaria del Boccaccio, oggi divenuta Museo. Simbolo di Certaldo e raffigurata nello stemma fin dal Medioevo è la Cipolla di Certaldo: ha un sapore intenso e leggermente dolciastro, adatta per zuppe ed anche per fare marmellate. Scrive Boccaccio nella decima novella della sesta giornata:

Certaldo, come voi tutti sapete è un borgo nella campagna della Val d’Elsa, il quale quantunque piccol, era abitato da uomini nobili e agiati; così che almeno una volta all’anno, un certo Frate Cipolla vi si recava, mandato dal convento di Sant Antonio a chiedere le elemosine, forse non meno per il nome che per altra devozione è cosa chiara che quel terreno produca le cipolle più famose della Toscana.”

 Immersi nell’atmosfera magica di questo piccolo borgo medievale, i ragazzi hanno partecipato al laboratorio “ Dal frontespizio al colophon” ,che aveva come scopo, attraverso la teoria e la pratica, quello di avvicinare i ragazzi al mondo del libro come “oggetto archeologico” analizzato soprattutto dal punto di vista materiale. L’attività didattica è cominciata con un’introduzione storica sui materiali usati per scrivere: dalle tavolette cerate al papiro, dalla pergamena alla carta, dal rotolo al codice fino al libro a stampa ed è poi proseguita con un approfondimento del libro come “oggetto di trasmissione” del sapere in un momento in cui si affermano nuovi mezzi di lettura multimediale.

E’ stato bello vedere i ragazzi impegnati e coinvolti in un lavoro così fuori del tempo, inusuale per loro che conoscono quasi esclusivamente il linguaggio digitale. Ognuno di loro, con ago e filo, ha cucito un fascicoletto, potendo così sperimentare da vicino come, un tempo, veniva creato un libro.

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Nel pomeriggio ci siamo recati a San Gimignano, affascinante borgo avvolto ancora ora in un’atmosfera medievale quasi incantata, per visitare il Borgo e il Museo della Tortura. Da qualunque direzione vi si arrivi, San Gimignano svetta sulla collina, alta 334 metri, con le sue numerose torri: ancor oggi se ne contano tredici. Si dice che nel Trecento ve ne fossero settantadue, almeno una per ogni famiglia benestante, che poteva così mostrare, attraverso la costruzione di una torre, il suo potere economico Dopo aver visitato il borgo, siamo entrati a visitare il Museo della Tortura, suddiviso in due sezioni: nella prima parte sono illustrate le pratiche di tortura che venivano effettuate nel Medioevo, nella seconda quelle moderne e contemporanee.
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 L’obiettivo è quello di lanciare un messaggio contro la tortura, ma è pure un grido d’allarme per il futuro. In un momento in cui tornano in modo sinistro agli onori della cronaca quotidiana temi come l’antisemitismo, l’intolleranza, il razzismo, la violenza, la guerra, questa mostra offre la possibilità di riflettere e invita a ricordare per non dimenticare. Mettere a tacere la verità sul passato induce un sonno che presto riporta agli errori del passato. È bene invece che la società veda e rifletta su queste cose che risvegliano non la coscienza sadica ma la coscienza civile. Se questi congegni ripugnano, sono nondimeno preziosi documenti storici che devono essere conservati ed esposti per compiere una funzione non solo documentaristica ma anche umanitaria e di utilità sociale. L’intento della Mostra è proprio questo: “scioccare” l’opinione pubblica in modo talmente profondo da provocare un moto istintivo di repulsa civile; renderla consapevole che l’errore sta nell’uomo e che può vincerlo solo con l’intelligenza e l’eterna vigilanza. Una Mostra in definitiva che vuole essere non solo un atto di accusa e di denuncia contro la tortura e la pena di morte o qualsiasi trattamento inumano e degradante, ma che vuole anche richiamare l’attenzione su quei Paesi dove ancor oggi garantismo e democrazia sono valori lontani. Secondo un rapporto redatto da Amnesty International, sono circa 140 i Paesi del mondo dove attualmente hanno luogo gravi violazioni dei diritti umani. Questi abusi esigono una risposta a livello internazionale: la protezione dei diritti umani è una responsabilità universale che trascende i limiti di nazionalità, razza e ideologia (politica o religiosa che sia).

Al termine di una giornata cosi’ ricca di spunti e stimoli culturali e non solo, stanchi ma soddisfatti, abbiamo preso la via del ritorno lasciando un po’ di cuore nelle meravigliose colline toscane, che molti ritengono essere uniche.